domenica 29 giugno 2008

I segreti di Silvio

Riporto articolo dell'Espresso del 26 giugno.


Gli scambi politico-affaristici con il dirigente Rai Saccà. La supervisione sulle scelte Mediaset. Dalle intercettazioni di Napoli emergono le trame riservate di Berlusconi.

Non è possibile che il produttore di fiction Valsecchi ha 50 milioni di euro di contratto quadro e lui niente. Ma insomma, qui si tratta di fare un contratto quadro che per lo meno sia di 30 milioni di euro all'anno per tre anni anche a Guido De Angelis...".
A parlare così in un'intercettazione telefonica agli atti della Procura di Napoli non è il direttore della fiction di Mediaset, Giancarlo Scheri. Nemmeno il direttore generale del gruppo Alessandro Salem.
L'uomo che sta spiegando come suddividere la torta tra i produttori di serie televisive per Mediaset, riequilibrando le quote tra loro, è uno dei membri dell'Autorità garante delle Comunicazioni, Giancarlo Innocenzi. E il suo interlocutore, il destinatario di quel consiglio, come lui stesso racconta al telefono, è Silvio Berlusconi. E sarà poi lo stesso Cavaliere a mettere in pratica quel suggerimento, girandolo a suo figlio Piersilvio e a Salem in un incontro ad Arcore.
Queste intercettazioni, che smontano la teoria di Berlusconi sul suo totale disinteresse sulla gestione di Mediaset, fanno parte delle 9 mila telefonate depositate nell'inchiesta napoletana per corruzione contro il Cavaliere e il direttore di Rai fiction, Agostino Saccà.
'L'espresso' ha visto una parte di questo materiale e ha scoperto uno scenario di scambi segreti, complotti e raccomandazioni. Il tutto scandito nelle telefonate intercettate, quelle che in futuro potrebbero essere oscurate dalla legge che imbavaglia l'informazione.
Si parte dall'intercettazione inedita nella quale il Cavaliere prega il direttore di Rai fiction Agostino Saccà di fare lavorare l'attrice Antonella Troise perché "sta diventando pericolosa".
È il 12 settembre del 2007 quando il leader di Forza Italia chiama dalla sua residenza romana il telefonino di Saccà. Dopo un commento sulla nomina di Fabiano Fabiani (successivamente uscito di scena) a consigliere Rai ("Ho un buon rapporto con lui ", dice Silvio, "non è una sciagura") il Cavaliere entra nel vivo: "Quella pazza della Antonella Troise si è messa in testa che io la odio. Che io ho bloccato la sua carriera artistica, ed è andata in giro a dire delle cose pazzesche... Ti chiedo questa cortesia di farle una telefonata... Perché sta diventando pericolosa".
Cosa possa avere di tanto pericoloso per l'uomo più potente d'Italia una giovane senza lavoro è davvero un mistero. E lo resterà fino a quando la Procura di Napoli non depositerà tutti i nastri, compresi quelli delle utenze delle ragazze, che pur non essendo indagate sono state intercettate dalla Guardia di Finanza di Napoli.
Al momento i pm napoletani Paolo Mancuso e Vincenzo Piscitelli non hanno depositato quelle telefonate perché ritenute non rilevanti: probabilmente seguirà uno stralcio dagli atti e la loro distruzione.
I rapporti con le ragazze, comunque, si inseriscono in uno scenario dove le raccomandazioni sono un mezzo e non un fine.
Saccà, secondo la Procura, usa il suo ruolo nella televisione pubblica e piazza le attrici segnalate per ricevere dal Cavaliere un aiuto nella sua futura attività privata ("Agostino, ti contraccambierò quando sarai imprenditore").
E anche per Berlusconi talvolta il fine ultimo sarebbe quello di convincere un politico di sinistra a passare dalla sua parte: quella che lui chiamava"operazione libertaggio".
Se i pubblici ministeri hanno chiesto il rinvio a giudizio per Berlusconi non è certo perché raccomandava cinque attrici: oltre alla Troise, sono indicate Evelina Manna, Elena Russo, Camilla Ferranti ed Eleonora Gaggioli. Ma perché "nella sua duplice veste di leader politico e di maggiore imprenditore privato italiano del settore televisivo prometteva al direttore di Rai fiction il sostegno economico alle iniziative private che Saccà si apprestava a intraprendere".
"Il gioco grosso", lo definisce al telefono Saccà, quello che doveva riportare Berlusconi a Palazzo Chigi, grazie alla spallata contro Romano Prodi di un manipolo di senatori transfughi del centrosinistra. L'uomo chiave di questo 'gioco grosso' finora è rimasto nell'ombra.
Si chiama Giancarlo Innocenzi , è stato sottosegretario alle Comunicazioni nel governo Berlusconi e prima ancora dirigente di Mediaset.
Poi è stato nominato membro dell'Autorità garante delle Comunicazioni, ma più che un arbitro sembra un giocatore.
Nell'agosto del 2007, quando il governo Prodi comincia a scricchiolare, Innocenzi entra in campo e comincia a lavorare ai fianchi il senatore del centrosinistra Willer Bordon (a sua volta intercettato durante un colloquio con Saccà per difendere la fiction di De Angelis 'Incantesimo' a rischio chiusura).
Bordon ha una moglie attrice con un buon curriculum, si chiama Rosa Ferraiolo: Innocenzi mette in pista il suo amico produttore cinematografico De Angelis per farla lavorare. È lui stesso a raccontarlo il 2 agosto ad Agostino Saccà.
A stopparli è il direttore di RaiUno, Fabrizio Del Noce, per un problema di costi. E Saccà si preoccupa, teme che il capo di RaiUno racconti la vicenda della moglie di Bordon: "Perché possono capire che c'è un gioco più grosso".

Potrete definirmi comunista, estremista anti Berlusconiano... Ma non lo sono...

Invece il fastidio, la rabbia e l'incredulità provengono dall'uso criminoso dei poteri datogli dagli italiani.
L'abuso di potere diventa sostituto principale della RESPONSABILITA' collettiva.
Se negli USA, per esempio, i senatori chiedono in Parlamento l'Impeachment, per spiegare determinati abusi di potere del capo di governo, in Italia abbiamo un onesto Bordon che per far lavorare la moglie cerca di far cadere il Governo Prodi attraverso la collaborazione con esponenti dell'altra coalizione politica... Ma non penso sia stato solo ce ne saranno anche altri, ma la Procura di Napoli farà luce.

venerdì 27 giugno 2008

Legalitalia: 9-10 agosto RC


giovedì 26 giugno 2008

Berlusconi e Mugabe: parallelismo sociale!

Bush attacca Mugabe:"Queste elezioni sono una finzione"
Gli Usa non riconosceranno il voto. Dopo Onu, Ue, cancellerie occidentalie africane, anche Washington boccia il ballottaggio di venerdì in Zimbabwe
Il leader dell'opposizione Tsvangirai è tornato nell'ambasciata olandese:"E' tempo di agire per una fase di transizione che consenta al Paese di sanare le ferite".


WASHINGTON - "Una finzione". Così George W.Bush ha definito le elezioni in Zimbabwe. La posizione americana era già stata confermata dal vicesegretario di Stato con delega per l'Africa Jeandayi Frazer in un'intervista rilasciata alla Bbc. "In queste condizioni è impensabile accettare quanto eventualmente uscirà dalle urne". Parole a cui si sono aggiunte in serata quelle del capo della Casa Bianca: "Non è possibile avere elezioni libere quando un candidato non può fare la campagna elettorale senza dover temere le intimidazioni delle autorità". Il mondo contro Mugabe. Onu, Ue e la stragrande maggioranza delle cancellerie occidentali, così come numerose tra quelle africane, chiedono con forza che il ballottaggio presidenziale sia quantomeno rinviato, dopo che Morgan Tsvangirai, leader del Movimento per il Cambiamento Democratico che ha sfidato Mugabe al primo turno, ha annunciato il ritiro dal ballottaggio, denunciando gli attacchi compiuti dalle milizie filogovernative.


Un giornalista ha riferito alla Cnn che alcuni sostenitori dell'opposizione, appena fuori dalla capitale, avrebbero subito mutilazioni agli arti.


Il capo dell'opposizione. "Ora è tempo di agire" è stato l'appello lanciato dal leader dell'opposizione ai leader africani durante una conferenza stampa convocata nella sua abitazione di Harare dove si è recato dopo aver lasciato l'ambasciata olandese dove si era rifugiato domenica scorsa e dove è tornato dopo qualche ora. "Sono ritornato in ambasciata" ha detto alla Cnn dopo aver incontrato i giornalisti. "Resterò qui fino a quando sarà necessario".


Durante l'incontro con la stampa Tsvangirai ha chiesto all'Unione Africana (Ua) e alla Comunità per lo sviluppo dei paesi dell'Africa australe "di agire per dare vita a quello che chiamerei un processo di transizione per consentire al Paese di sanare le sue ferite". Un'idea che, ha detto, sta trovando piede tra i capi di Stato africani. Il capo del Mdc ha poi ribadito che se Mugabe non fermerà le operazioni di voto del ballottaggio solitario di venerdì, "non avremo niente a che fare" con qualsiasi governo esca dal voto. "Una forza internazionale". Tsvangirai ha fatto inoltre sapere che non ci sarà "alcun dialogo" fino a quando non verranno liberati il numero due del suo partito e duemila "prigionieri politici". "Lasciatemi dire chiaramente che non ci sarà alcun dialogo senza il nostro segretario generale Tendai Biti", ha detto Tsvangirai, riferendosi al suo vice, che si trova in carcere con l'accusa di sovversione e brogli e rischia la pena di morte. Il leader dell'opposizione aveva chiesto anche l'intervento di una forza militare di pacificazione nel Paese, "per proteggere il popolo" e "indire nuove elezioni presidenziali". E in una lettera al giornale britannico Guardian, Tsvangirai aveva precisato che queste truppe dovrebbero avere il ruolo di peacekeeping per "separare il popolo dall'oppressore".


Ma il regime va avanti. Ma per il regime dello Zimbabwe il voto comunque avrà luogo: Mugabe non si è fatto fermare né dall'annuncio del rivale, né dalle crescenti pressioni internazionali. E attraverso il quotidiano filogovernativo Herald, si è detto pronto a negoziare ma solo dopo le elezioni.

Questo è un articolo di oggi (26 giugno) che ho trovato su Repubblica.it.


Penso che la situazione dello Zimbabwe sia riconducibile a quella italiana. Perchè?

Beh sicuramente l'abuso di potere che i due compiono nei loro rispettivi stati è molto simile per quanto riguarda lo scopo che vogliono raggiungere. Se l'Italia di Berlusconi cela dietro a decreti-legge (che solo dopo l'approvazione vengono fatti sapere al popolo) la vera volontà governativa di rendersi immune davanti alla legge con i suoi cagnolini, abusando della sua posizione di PdC.
Nella legislatura dal 1996 al 1998 alcuni decreti per eliminare il conflitto di interessi furono molte volte bocciati grazie ai vari D'Alema e Marini che, sebbene facessero parte della maggioranza, votarono contro; Questi decreti erano voluti sostanzialmente da Prodi (Presidente del Consiglio di allora).

Berlusconi chiaramente non hai mai lottato contro sé stesso e quindi da lui non ci si è mai aspettati nessuna riforma costituzionale che rendesse autonomo maggiormente l'organo di giustizia e tanto meno le tv pubbliche, anzi... In Italia nulla va come decretato dalla Costituzione perchè in teoria:

Gli strumenti per una corretta campagna elettorale sono tre fondamentalmente: propaganda, informazione e finanziamenti.


Ove vengono a esserci disugualianze su questi tre strumenti tra i partiti politi candidati non si ha una campagna elettorale degna di una REPUBBLICA DEMOCRATICA.
In Italia, infatti, la Democrazia si prepara ad abbandonare l'Italia piano piano, con le continue riforme "Ad Personas", per far posto alla nuova arrivata: l'OLIGARCHIA COSTITUZIONALE.
Continui abusi di potere da parte del legislatore. Continui decreti volti solo all'interesse personale del nostro amato Premier. Ma l'opposizione che ne pensa? Dialogo finito? Opposizione e Maggioranza sono come Don Camillo e Peppone, non c'è altro da dire.
La relazione che intercorre quindi tra Italia e Zimbabwe sta nell'abuso di potere: in Africa la situazione è molto piu disumana; in Italia invece il popolo per ora non ha problemi che limitano le libertà fondamentali come accade in Zimbabwe, vittima il capo dell'opposione al ballottagio con Mugabe, Tsvangirai.

Continuiamo a dare la possibilità a Berlusconi, ottimo statista e imprenditore, di fare ciò che vuole... Tutto gli è concesso...

Ma sarebbe ora che la smettesse dato che grazie al parlamentarismo compromissorio degli anni 80 fa quello che vuole della politica italiana!!!!!

La nostra unica arma rimane solo quella del cambiamento che la nuova generazione deve radicalmentela costruire con persone più attenti all'ottica collettiva e non a quella privata.

lunedì 23 giugno 2008

Letteratura e Musica: "Piombo" dei Subsonica dedicata a Roberto Saviano

Pubblico sul mio blog il testo di una canzone dell'ultimo album "Eclissi" dei Subsonica.


Loro sono sempre attenti alla vita sociale del paese, al contrario delle istituzioni che impiegano la scorta per star vicino (lavandosene le mani) all'autore di un best-seller come "Gomorra".


Mi sarebbe piaciuto che alle ultime elezioni qualche candidato alla Presidenza del Consiglio si fosse degnato di prendere atto di ciò che succede all'interno della nostra società a tutti i livelli artistici musicali e letterari, parlando anche di come alcuni giovani italiani si stiano muovendo per rendere il futuro migliore di questo presente indecente...


Facendo riferimento alla vita politica.








"Chiazze di sangue, giornate di sole
Le dita sull’asfalto, l’arma già scarica.
Giovane vita in un gesso sottile
Tutto finisce, in terra resta una sagoma.
Fanti e pedine, scacchiere di morte
La merce nel sistema è l’unica regola
Rischiare tutto e non essere niente
Nel male scuro che travolge ogni pietà.

L’aria è più pesante che mai quando un fantasma ci ruba l’ossigeno
Quando il futuro è solo piombo su queste città
Sotto una cupola che sembra la normalità.
L’aria è più pesante che mai e brucia tanto che manca l’ossigeno
Troppi silenzi in quel cemento che già sanguina
Troppe speranze nel mirino che ora luccica.

Se un sogno non raggiunge neanche il mattino
Se le illusioni sono scorie di umanità
Come fare a coniugare un verbo al futuro
Quando il futuro è solo appalto di tenebra.
Dentro una terra di sole e veleni
C’è un paradiso infestato dai demoni
Spettri temuti con nomi e cognomi
Che tremano solo di fronte alla verità
Quella del coraggio di chi sfida l’oscurità,
Quella di chi scrive denunciando la sua realtà,
Le anime striscianti che proteggono l’incubo
Sotto la scorta di un domani che scotterà."

L’aria è più pesante che mai quando un fantasma ci ruba l’ossigeno
Quando il futuro è solo piombo su queste città
Sotto una cupola che sembra la normalità.
L’aria è più pesante che mai e brucia tanto che manca l’ossigeno
Troppi silenzi in quel cemento che già sanguina
Troppe speranze nel mirino che ora luccica.

giovedì 19 giugno 2008

Berlusconi e il suo governo....

Riporto la lettera, pubblicata dal blog di Beppe Grillo, che il "nostro" Presidente del Consiglio ha scritto al "nostro" Presidente del Senato, prima delle votazioni per la salva-Premier e il lodo Schifani.

La lettera non ha bisogno di commenti poichè è gia molto chiara da sola...

“Caro Presidente,
come Le è noto stamane i relatori senatori Berselli e Vizzini, hanno presentato al cosiddetto ‘decreto sicurezza’ un emendamento volto a stabilire criteri di priorità per la trattazione dei processi più urgenti e che destano particolare allarme sociale.
Le voglio sottolineare che i processi che mi riguardano non sono né urgenti, né destano alcun allarme sociale.
Se così fosse i cittadini italiani non mi avrebbero eletto, altrimenti sarebbero dei fessi come in effetti sono.
In tale emendamento si statuisce la assoluta necessità di offrire priorità di trattazione da parte dell'Autorità Giudiziaria ai reati più recenti anche in relazione alle modifiche operate in tema di giudizio direttissimo e di giudizio immediato.
La materia mi è ampiamente nota e ha mia approvazione disinteressata, lo posso testimoniare da prescritto a conoscenza dei fatti.
Questa sospensione di un anno consentirà alla magistratura di occuparsi dei reati più urgenti e non di quelli che riguardano la mia alta carica e nel frattempo al governo e al Parlamento di porre in essere le riforme strutturali necessarie per imprimere una effettiva accelerazione dei processi penali, pur nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali, eliminando la cronaca giudiziaria, incarcerando i giornalisti e, come extrema ratio per l’imputato, nel caso si tratti di Silvio Berlusconi, di ricusare i giudici.
I miei legali, che ho fatto eleggere per la mia necessaria protezione in Parlamento, mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi (lo giuro sui miei figli, sono sempre stato all’oscuro dell’esistenza di questo Mills) che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica.
Lo dico a lei, in privato, sono i soliti comunisti di merda.
Ho quindi preso visione della situazione processuale ed ho potuto constatare che si tratta dell'ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch'esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria.
Sono innocente, Craxi è morto innocente, non sono stato iscritto alla P2, la tessera 1816 era intestata a un mio omonimo massone, piduista, golpista e puttaniere.
Proprio oggi, infatti, mi è stato reso noto e ciò sarà oggetto di una mia immediata dichiarazione di ricusazione, che la presidente di tale collegio ha ripetutamente e pubblicamente assunto posizioni di netto e violento contrasto con il governo che ho avuto l'onore di guidare dal 2001 al 2006, accusandomi espressamente e per iscritto, come qualche milione di italiani che sto intimidendo con i militari, di aver determinato atti legislativi a me favorevoli, che fra l'altro oggi si troverebbe a poter disapplicare.
Quindi, ancora una volta, secondo l'opposizione l'emendamento presentato dai due relatori della cui fedeltà sono certo, che è un provvedimento di legge a favore di tutta la collettività e che consentirà di offrire ai cittadini una risposta forte per i reati più gravi e più recenti, non dovrebbe essere approvato solo perchè si applicherebbe anche ad un processo nel quale sono ingiustamente e incredibilmente coinvolto.
Questa è davvero una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale.
Infatti la si può riscontrare solo nella Russia del mio amico Putin che mi ha fornito preziosi suggerimenti su come tacitare Travaglio.
Sono quindi assolutamente convinto, dopo essere stato aggredito con infiniti processi e migliaia di udienze che mi hanno gravato di enormi costi umani ed economici, ma che non sono mai riusciti a farmi entrare a San Vittore, che sia indispensabile introdurre anche nel nostro Paese quella norma di civiltà giuridica e di equilibrato assetto dei poteri che tutela le alte cariche dello Stato e degli organi costituzionali, sospendendo i processi e la relativa prescrizione, per la loro durata in carica. Questa norma è già stata riconosciuta come condivisibile in termini di principio anche dalla nostra Corte Costituzionale. In realtà non è così, ma come direbbe il mio ispiratore politico, grande uomo, grande italiano, di cui non voglio assolutamente condividere la fine a Piazzale Loreto, il Cavalier (anche lui!) Benito Mussolini, il mio grido di libertà è: “Me ne frego!”.
La informo quindi che ordinerò ai miei impiegati del consiglio dei ministri di esprimere parere favorevole sull'emendamento in oggetto e di presentare un disegno di legge per evitare che si possa continuare ad utilizzare la giustizia contro chi è impegnato ai più alti livelli istituzionali nel servizio dello Stato anche se è un delinquente.
Cinque anni da premier, sette da Presidente della Repubblica sono un lasso di tempo sufficiente per non farmi mai più processare.Prima della lettura di questa importante missiva batta i tacchi e ordini il “Saluto al nuovo Duce”.”
Baciamo le mani, Silvio Berlusconi.

martedì 17 giugno 2008

Giustizia e Politica: chi vincera?

La mossa del premier legata alle "manifestazioni di inimicizia di Nicoletta Gandus"La reazione del procuratore della Repubblica Manlio Minale: "Sono solo illazioni"

Mills, Berlusconi ricusa il giudice
Scontro tra il Cavaliere e i magistrati
La reazione dell'Anm: "Chi governa non può denigrare le toghe"

ROMA - Torna lo scontro sulla giustizia. Tornano gli attacchi ai giudici "di sinistra" lanciati da Silvio Berlusconi. Torna la teoria del "complotto" contro il premier ad opera delle toghe. Tornano i magistrati che si vedono attaccati da "invettive tanto veementi quanto ingiustificate".
L'aveva annunciato nella lettera che ieri aveva spedito al presidente del Senato, Renato Schifani e oggi l'ha fatto. Berlusconi ha ricusato il giudice Nicoletta Gandus chiamata a decidere del processo in cui il Cavaliere e il legale inglese David Mills, sono accusati di concorso in corruzione in atti giudiziari.
Una mossa, si legge nell'istanza presenta dai legali del premier, legata alla "reiterate manifestazioni di pensiero che appalesano una inimicizia grave" nei confronti di Berlusconi. E nell'istanza si sottolinea anche come il giudice Gandus "appaia tra i soggetti potenzialmente danneggiati nel processo collegato, da cui nasce il presente processo, avendo posseduto azioni Mediaset ed essendo quindi fra quei soggetti che potenzialmente avrebbero potuto costituirsi parte civile".
A ben vedere l'istanza è basata, fondamentalmente, su alcune prese di posizione del giudice su alcuni siti internet contro leggi varate dal precedente governo guidato da Berlusconi. In particolare la Gandus, insieme a uno dei due pm del processo, Sergio Spadaro, "è stata firmataria di un appello contro la decisione del governo Berlusconi di prorogare il procuratore nazionale antimafia".


Un attacco durissimo quello del premier, che non resta senza conseguenze. Per primo reagisce il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, Manlio Minale: "Respingo con forza queste illazioni, le indagini sono state condotte nel più assoluto rispetto delle garanzie della difesa e nell'esclusiva ottica dell'accertamento della verità".
Poi è la volta dell'Anm che solo pochi giorni fa aveva salutato un "miglioramento" del clima dei rapporti tra politica e magistratura: "Chi governa il paese non può denigrare e delegittimare i giudici e l'istituzione giudiziaria quando è in discussione la sua posizione personale" dicono il presidente del sindacato delle toghe Luca Palamara e il segretario Giuseppe Cascini esprimono. In attesa della prossima udienza prevista per venerdì prossimo, Minale taglia corto: "All'esito di un dibattimento iniziato in data 13 marzo 2007 e prossimo alla conclusione, il tribunale deciderà in ordine alla fondatezza o meno delle accuse". Fatti dunque e non illazioni.

Grazie governo Berlusconi, per il lodo Schifani e per la salva-premier.

Italia sempre meno democrazia e sempre piu oligarchia costituzionale!!!!!!!!!