3 condannati e 3 assolti nella sentenza del processo ai filo-brigatisti. I reati che si attribuivano agli imputati erano il fallito attentato al G8 della Maddaolena e quello della caserma Vanucci di Livorno.
Alle ore 19 di ieri sera nella Corte d'Assise di Roma erano presenti poche persone: i parenti di Bellomonte, qualche giornalista e le forze dell'ordine. La tensione e la preoccupazione dei cari dell'ex ferroviere sardo era facilmente visibile sui loro volti; tutto ciò è svanito quando il giudice Anna Argento ha letto la sentenza degli imputati: Bruno Bellomonte, Manolo Morlacchi e Costantino Virgilio sono stati assolti per “insussistenza di prove”.
Queste sono le pene per gli altri tre imputati: Massimo Porcile condannato a sette anni e mezzo di reclusione, Gianfranco Zoja a otto anni e mezzo e Bernardino Vincenzi a quattro anni e mezzo. Tra gli episodi contestati ci sono l'attentato organizzato e fallito in occasione del G8 della Maddalena, poi svoltosi a L'Aquila per solidarietà mediatica nei confronti dei terremotati, e un attentato fallito nel 2006 alla caserma “Vanucci” della Folgore, a Livorno. Erano accusati anche di aver costituito una banda armata, un'associazione con finalità terroristiche (270 bis) e di detenzione illegale di armi. Bellomonte, l'unico assolto presente in aula, durante la lettura della sentenza era impassibile con lo sguardo perso nel vuoto. Si lascia andare ad un affettuoso sorriso soltanto nel momento in cui incrocia gli occhi della moglie Caterina Taina, in sedia a rotelle a causa di un incidente.
All'uscita dall'aula la gioia e la soddisfazione dei parenti, dei militanti di “A Manca pro s'Indipendentzia” e dei legali riempono i corridoi del Tribunale di Roma. Alessandra Ruggiu, componente del movimento indipendentista sardo dichiara con determinazione: “Ora la verità è ristabilita A Manca è un partito politico legale e Bruno non fa parte delle Brigate Rosse.” Gianfranco Sollai, il difensore di Bellomonte insieme a Simonetta Crisci, con evidente compiacimento dichiara ai giornalisti presenti: «Che cosa volete che dica? Ce lo riportiamo in Sardegna». Molto più emozionata è la moglie di Bellomonte che dice di non aver mai dubitato del marito, “si è fatto due anni e mezzo di carcere per le fantasie di questi due pubblici ministeri” e aggiunge “da oggi credo un po' di più nella giustizia italiana”.
Probabilmente - dice il legale Sollai - l'ex ferroviere, alla conclusione della sentenza in giudicato, avvierà le pratiche contro lo stato per il risarcimento al danno subito di “ingiusta detenzione”.


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