lunedì 29 dicembre 2008

I furbetti vivono ai piani alti

Fonte: Espresso.it di Ferruccio Fabrizio

Resort in Costiera, terrazze a Posillipo, ville a Ischia. Di proprietà di medici, avvocati, imprenditori. I nuovi professionisti del mattone selvaggio in Campania
Sono i professionisti dell'abuso edilizio, perché stanno ai piani alti: il dirigente e il primario, l'avvocato e l'ingegnere, l'imprenditore e il prelato. L'altra faccia di una cultura dell'illegalità, dove la camorra non c'entra: un pezzo di società mondana che confeziona l'abuso come un vanto e gode spesso di complicità istituzionali. Che sbanca costoni e tira su verande, solai, piscine e box auto. O azzarda persino la costruzione di ville e resort. Tutto sotto il sole, tutto fuorilegge. Da Napoli a Sorrento, da Positano a Ischia. Peccati di serie B in una regione, la Campania, dove la criminalità organizzata controlla larga parte del territorio? No, perché secondo il comandante provinciale dei carabinieri Gaetano Maruccia "l'abusivismo uccide più della camorra".
I furbetti del mattone oltre a essere ricchi, sono ambiziosi.
Come Vincenzo Acampora, 62 anni, il più grosso imprenditore alberghiero della Penisola sorrentina, proprietario di una catena di hotel di lusso. Un giorno decide di sbancare. E lo fa davvero. Compra un terreno di 15 mila metri quadri e taglia via un intero pezzo di costone che da Massa Lubrense, un comune dove la malavita praticamente non esiste, guarda Capri. Con la società Avi srl, Acampora scava dentro la costa e diventa intanto proprietario di un resort extralusso.
Per far posto a un balcone sparisce persino la merlatura di un fortino spagnolo del Cinquecento. La Procura di Torre Annunziata che ha sequestrato l'area, oggi gli contesta il delitto di "crollo colposo": quel litorale roccioso, intoccabile, per le leggi sulla tutela ambientale, stava venendo giù. Acampora non disponeva di alcuna autorizzazione. E non si è mai voluto far interrogare. Il suo è uno dei 4.500 fascicoli sugli abusi edilizi aperti ogni anno dai quattro pm di Torre Annunziata: illeciti che in buona parte riguardano i colletti bianchi.
"Tutti gridano alla camorra, ma nella Costiera amalfitana siamo invasi da reati commessi dalla media e alta borghesia", tuona il procuratore generale Diego Marmo: "Per questi professionisti che si sentono 'persone perbene', ormai l'abusivismo è un vanto. Se riescono a farla franca e a tirare su una villa panoramica, si sentono ammirati come furbi che ci hanno saputo fare".
Esiste un patto contro i cantieri illeciti che prevede un'intesa con tutti i comandi della polizia municipale, ma spesso questi forniscono indicazioni a dir poco parziali. Così a far scattare le inchieste sono soprattutto le segnalazioni di Legambiente, del Wwf o del turista occasionale. Come la bagnante che ad agosto si è accorta di nuotare tra i rifiuti di un ristorante, a Massa Lubrense. A sversare a mare era la cucina di Capitan Cook, lido balneare che - secondo gli atti dell'indagine - l'avvocato penalista Bernardo Lombardi aveva costruito su terreni protetti e intestati all'Istituto Interdiocesiano per il sostentamento del clero di Castellammare di Stabia.
Il 22 agosto sono scattati i sigilli. Scandalo chiuso? No, i sigilli sono stati violati il giorno dopo. Lo stabilimento era lì da dieci anni, con misure di sicurezza zero, fili elettrici penzolanti sopra la testa degli oltre 200 avventori. Ma nessuno ha mai denunciato nulla. Così sotto indagine per omessi controlli è finito il sindaco di Massa Gargiulo Leone e il corpo dei vigili urbani.
A Napoli l'ufficio Antiabusivismo della polizia municipale "è il migliore della città", secondo il comandante colonnello Antonio Baldi. Che solleva un caso: "Negli ultimi otto anni ci sono state solo cento demolizioni, mentre all'inizio con il sindaco Bassolino in cinque anni sono state 427 e non abbiamo risparmiato santuari della camorra, come la villa bunker del boss Rinaldi, o della ristorazione come La Cantinella. Per buttare giù il gazebo del ristorante Zi Tore presi pure una legnata in testa".
Le ruspe nelle strade di prestigio non si vedono mai. Posillipo, per esempio, è la collina nobile della città. Solo in via Scipione Capece (un tempo residenza di Maradona), negli ultimi dieci anni almeno 20 famiglie hanno commesso reati edilizi. In questi giorni il Comune ha messo in vendita il Circolo Posillipo, associazione non riconosciuta presieduta da Antonino Mazzone, ex deputato di An. Il Comune vorrebbe cederlo per 23 milioni, ma per ora si accontenta di un canone mensile di 5 mila euro.
Baldi intanto ha mandato a fine agosto i suoi vigili a mettere i sigilli a una tendostruttura, due tettoie in legno, un vano e una scala. Caso da manuale poi quello dei nobili Capece Minutolo Del Sasso, ramo principale della famiglia che realizzò il Duomo, di cui sono documentati 25 anni di scempi a Villa Gallotti, affresco stravincolato che degrada sul mare vicino alla residenza del capo dello Stato, Villa Rosebery: colonne demolite, decorazioni cancellate, opere abusive persino "in totale difformità dalla sanatoria".
Baldi ci ride su: "A Posillipo ogni tre giorni c'è un abuso, quasi tutti ci provano con un soppalco, un solaio, un box auto nel tufo. Chi costruisce abusivamente a 1.500 euro al metro quadro si ritrova un tesoro da 25 mila euro...". Le denunce? Chi ha i soldi punta ad arrivare fino in Cassazione e quasi sempre si gode la prescrizione che le annulla.Una corsa contro il tempo per il procuratore aggiunto Aldo De Chiara. Principale campo di battaglia, Ischia. Abusiva quasi per intero: perfino un'ala del tribunale è fuorilegge. Finita l'estate i traghetti si svuotano di vacanzieri e si riempiono di piccoli tir carichi di mattoni e laterizi che fanno la spola con l'isola, secondo un rapporto dei carabinieri.
Un'isola felice, insomma, dove non si riesce ad abbattere nulla, tranne le sentenze di demolizione: ben 140 ordinate dalla Procura di Napoli sono state bloccate dal giudice monocratico.
Un'isola che sembra vivere di leggi proprie.
"Gli isolani si sono inventati il permesso di costruire in sanatoria con procedure di rilascio semplificato", allarga le braccia il pm Antonio D'Alessio, "ben sapendo che l'isola è tutta vincolata. Chi ha fatto abusi punta in questo modo a completare l'opera".
Così è spuntato l'ultimo 'mostro' a Forio, un albergo di sette piani (sequestrato). Nella regione che viaggia alla media di 6 mila case abusive l'anno, Luigi Iovine sta ancora cercando un appartamento. Anzi, l'aveva trovato, ma poi ha rifiutato di entrarci quando si è accorto che era stato edificato abusivamente da chi avrebbe cercato di venderglielo con documenti fasulli: la Del Vecchio Costruzioni spa, società dell'ingegner Corrado Ferlaino.
Iovine è finito in mezzo alla strada con la moglie e i tre figli. La sua odissea giudiziaria, oggi approdata in Cassazione, comincia negli anni '90 a Casalnuovo, dove le Opere di religione dell'Arcidiocesi di Napoli e l'Arciconfraternita dei Pellegrini autorizzano la Del Vecchio a costruire 135 appartamenti sui loro terreni agricoli.
"Un centinaio di case furono promesse a privati mentre erano in costruzione e poi vendute con l'aiuto di notai compiacenti. Uno di quei privati sono io". Iovine versa 70 milioni di lire di caparra, ma quando si accorge che le documentazioni catastali risultano irregolari, rifiuta di firmare il rogito. "Invece dei documenti che provassero la legalità della vendita, ho ricevuto offese e minacce". Le indagini penali sono presto archiviate, mentre la sentenza civile del Tribunale di Napoli del 2004, nonostante perizie e atti processuali rivelino gli abusi, 'assolve' i lavori.
Iovine denuncia notai e ingegneri. Nel 2008, dopo 15 anni, è un pm della Procura di Nola, Francesco Raffaele, ad accertare che nel depositare l'istanza di condono dei 135 immobili fu dichiarato il falso.

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